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       Gruppo folkloristico in dialetto leccese residente a Zurigo
Pizzica e sound mediterraneo con strumenti tradizionali
      


La "Pizzica", o, detta nella sua forma più tradizionale "Pizzica Pizzica", è una danza
popolare attribuita oggi particolarmente al Salento, ma che in realtà era praticata
sino agli anni '70 del XX secolo in tutta la Puglia centro-meridionale e in Basilicata.
Fa parte della grande famiglia delle tarantelle (ma molto più antica di essa), come si usa
chiamare quel variegato gruppo di danze diffuse dall'Età Moderna nell'Italia meridionale.



La "Pizzica Pizzica" è una danza terapeutica individuale o collettiva che prende origine
dall'antichissimo rito di guarigione dei tarantati. La "Taranta" che si nasconde negli anfratti,
nelle fratture della terra e tra le pietre a secco di muretti e Pajare, è in grado, secondo la
credenza popolare, di pizzicare (da cui, appunto, il nome dato alla musica..).



E secondo le stesse credenze popolari, dal morso della tarantola si guariva solo grazie all'
ausilio della nostra musica: la "Pizzica". Caratteristico della "Pizzica Pizzica" è il "fazzoletto"
accessorio immancabile nell'abbigliamento di un tempo, che veniva usato nel momento del ballo per
invitare, sventolandolo, il partner prescelto. Con il passare del tempo la "Pizzica" ha trovato una
sua autonomia come tipo di danza e genere musicale, oltre a divenire un vero e proprio fenomeno popolare.



Uno dei più simpatici animaletti che popolano la nostra terra è sicuramente il Geco.
I Gechi sono chiamati in determinate zone del Salento anche 'Ssammiti. Da questo viene il nome della nostra Band.
Il Geco (o Tarentola mauritanica Linnaeus) è un piccolo sauro estremamente diffuso e molto comune
in tutti i paesi dell’area Mediterranea, soprattutto nella fascia costiera. Li potete trovare nelle
pietraie, nelle cave, sui muretti a secco, nei cumuli di legna, ma soprattutto adorano le nostre case.
Grassoccio e appiattito, con il dorso e la coda grigi, bruni o bruno-grigiastri, i colori cambiano intensità
a seconda della luce permettendo così una certa dose di mimetismo. La pelle è ricoperta di tubercoli che gli
conferiscono un aspetto “ruvido e spinoso”. Bisogna ammettere che sono francamente bruttini nonostante la loro
simpatia, come dei preistorici coccodrilli bonsai.

A differenza di molti altri rettili predatori notturni, caccia soprattutto a vista, e per questo possiede grandi
occhi sempre aperti, in cui la palpebra inferiore si è trasformata in una sorta di "lente" trasparente.
E' forse quest'occhio fisso, simile a quello dei serpenti, insieme all'aspetto sgradevole della sua pelle,
ad aver dato origine all'erronea credenza, diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo, che questo animale
sia velenoso. Addirittura, sembra che il nome del noto e vivacissimo ballo napoletano, la "tarantella", derivi
proprio da "tarantola", con riferimento ai movimenti scomposti che si riteneva fossero causati dal morso di questo
piccolo sauro. E' probabile che in questa credenza sia stata fatta confusione tra il Geco e la tarantola vera e propria,
che possiede (lei sì) un morso velenoso, anche se non mortale, ed è diffusa più o meno nello stesso areale del Geco.

Fonte: Wikipedia


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